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Strumenti utilizzati

 

La psicoterapia di gruppo

La psicoterapia si pone come un processo in cui paziente e analista operano insieme per apprendere e comprendere quanto più possibile intorno al singolo paziente” (Peterfreund)

La psicoterapia è una relazione finalizzata ad un processo di autoconoscenza e di

cambiamento nella struttura di personalità in una persona che si trova in uno stato di disagio.

Elementi di una psicoterapia sono:

1. Motivazione al cambiamento (da parte del cliente)

2. Contratto psicologico (sintonia tra cliente e terapeuta)

3. Alleanza terapeutica (cliente e terapeuta camminano insieme per raggiungere lo scopo definito in  itinere).

Il  primo obiettivo di una psicoterapia è quello di stabilire un rapporto e una comprensione condivisa, attraverso l’accettazione, la valutazione e la considerazione del paziente come una persona unica e con problemi propri.

La psicoterapia in base ai diversi pazienti o alle esigenze dello stesso, oscilla tra elementi supportivi oppure dà spazio ad elementi più espressivi.

Nella sua natura espressiva, la psicoterapia si propone  di fare comprendere al paziente le origini ed i significati dei propri sintomi e del proprio comportamento (insight). Tale obiettivo viene raggiunto in maniera graduale, via via che le resistenze vengono superate grazie agli interventi del terapeuta.

La psicoterapia più propriamente supportiva, invece, è  volta ad aiutare il paziente ad adattarsi alle frustrazioni. Il terapeuta spera di rafforzare le difese, facilitando così la capacità adattiva del paziente a gestire le difficoltà della vita quotidiana.

All’interno della psicoterapia, il terapeuta usa spesso diversi tipi di interventi, volti a raggiungere ciò che la psicoterapia si propone. Importante è l’interpretazione, una forma di trattamento espressiva, la quale è un’osservazione esplicativa che collega un pensiero, un comportamento,  un sintomo al suo significato-origine inconscio. Attraverso interventi di confronto, egli indica  qualcosa che il paziente non vuole accettare, o identifica l’evitamento, o la minimizzazione del paziente. Un confronto può essere teso a chiarire come il comportamento del paziente influisca sugli altri, oppure a rimandargli un sentimento represso o rinnegato. Sulla stessa linea si inserisce la chiarificazione, un intervento attraverso il quale il psicoterapeuta rimanda al paziente un immagine più coerente di quanto viene comunicato. Se il terapeuta ritiene un argomento particolarmente saliente, l’incoraggiamento ad elaborare è una sorta di richiesta di informazioni  in un argomento introdotto dal paziente, attraverso una domanda aperta od a un quesito specifico.

La convalidazione empatica è un intervento volto a dimostrare l’alleanza tra il paziente ed il psicoterapeuta. Se il paziente si sente compreso nelle sue esperienze soggettive, è più probabile che accetti le interpretazioni. I consigli, gli elogi, interventi di natura supportava, prescrivono e rinforzano certe attività: sono suggerimenti su come comportarsi o manifestazione di un’aperta approvazione.

Uno degli scopi principali della psicoterapia è la rielaborazione.

La rielaborazione avviene nel momento in cui il paziente accetta ed integra l’insight che il terapeuta rimanda nelle varie sedute. Il paziente arriva a comprendere il “Tema relazionale conflittuale centrale” (Luborsky), cioè un pattern che caratterizza sé stesso nelle relazioni passate, presenti e anche con il terapeuta stesso.

All’interno della psicoterapia  questo pattern è compreso attraverso il trasfert, come riattivazione di dinamiche relazionali del paziente nei confronti dello psicoterapeuta. Altro elemento è la resistenza, che comprende l’emergere nella situazione terapeutica delle difese caratterologiche abitualmente usate, che permette di mettere in luce ancora una volta il  funzionamento del paziente. Il  terapeuta di fronte a tali resistenze, deve cercare l’aiuto del paziente per comprenderne l’origine ed in seguito comprenderle con l’interpretazione. Da qui si comprende che un effetto della psicoterapia è anche  il miglioramento della qualità delle proprie relazioni: man mano che la capacità relazionale aumenta si  diventa maggiormente in grado di rapportarsi alle persone esterne in maniera funzionale.

Via via che questi pattern divengono consapevoli, meno estranei, l’Io del paziente acquisisce su di essi maggiore padronanza. E’ chiaro quindi che la rielaborazione acquisisce un’importanza cruciale al fine di un esito positivo del trattamento.

 

Counseling psicologico per progetti individualizzati

Il processo di counseling permette ai clienti o ai sistemi di clienti di sviluppare consapevolezza, opzioni e capacità di gestione dei problemi e dello sviluppo personale nella vita quotidiana, attraverso l’accrescere delle loro forze e risorse.

   Quando parliamo di relazione di counseling, pensiamo a tutte quelle situazioni in cui un Tu cliente si rivolge ad un Io counselor per la soluzione di un problema, con l’obiettivo di riscoprire e portare alla luce competenze e autonomia, momentaneamente annebbiata.    Secondo la corrente filosofica dell’esistenzialismo, l’uomo attraverso la consapevolezza di sé, è responsabile delle sue scelte e del suo progetto di vita.

   Nella crisi porta la chiusura, il blocco, significati cristallizzati, un sistema di riferimento difeso e, molto spesso, la percezione di non farcela. Chiede aiuto al counselor, che non gli fornirà risposte o soluzioni: piuttosto lo accompagnerà per un tratto di strada alla ricerca di opzioni, facilitando il ritrovamento in se stesso delle proprie risorse e competenze.

   La relazione di counseling è la relazione tra un Io e un Tu di persone entrambe adeguate, competenti, dotate di risorse, responsabili entrambe delle proprie scelte.

    E ancora: relazione di counseling come rapporto di okness, dove il ruolo paritario counselor/cliente viene continuamente sottolineato da molti momenti di riconoscimento delle rispettive identità.

   Relazione di counseling infine come rapporto contrattuale, per cui entrambi, counselor e clienti, mettono in luce, condividendolo, l’obiettivo verso il quale stanno andando.

   L’atteggiamento consulenziale prevede dunque che il counselor si metta in gioco in una relazione di reciprocità e apprenda ad entrare in relazione con l’altro in maniera empatica, in modo da facilitargli la comprensione dei suoi problemi e muovere le sue energie alla soluzione del disegno.     Il counseling lavora su qui ed ora più che sul là ed allora..

Attraverso il counseling il cliente a dare un nome all’esperienza a trovare il suo significato.  Il counselor esiste come colui che percepisce e riceve l’esperienza dell’altro, per poi fermare e definire il percepito e aiutare il cliente a farne oggetto intellegibile,  riconoscibile. Counselor dunque come mediatore di significati.

  Nella maggior parte dei casi il counselor lavora sul problema, facilita il cliente a definirlo e a trovare risorse ed opzioni per la sua risoluzione, dichiarandosi per contratto agente di cambiamento.

   L’atteggiamento consulenziale, dunque, ben riflette l’ipotesi esistenzialista di un Tu cliente competente rispetto al suo problema e capace di scegliere il cambiamento; e riflette anche l’ipotesi fenomenologica secondo cui il compito dell’Io counselor è entrare nel vissuto del cliente, pronto ad accogliere la sua intenzionalità di definire la realtà e organizzarla.

   Semmai il counselor diventa narratore di storie: riconnetere alcuni elementi dell’esperienza narrata dal cliente rispecchiandola in modo diverso, dipanando alcuni nodi, mostrando elementi nuovi.  Questa integrazione diventa molto utile al cliente, in quanto correlata alla capacità di cogliere, confermare o correggere immagini della propria esperienza, spesso contaminate da pregiudizi, ansie, timori.

L’importante è che il counselor eviti di imporre dall’esterno schemi prefissati e significati precostituiti e non condivisi.

 

Giochi Psicopedagogici   / Laboratorio relazionale

   Tutte le tecniche che si raggruppano sotto l'etichetta "giochi - esercitazioni", hanno una fondamentale caratteristica: richiamano psicologicamente, una situazione di libertà e di piacere, attraverso la quale, l'individuo esprime desideri, inclinazioni, in pratica una parte del suo carattere.

   Per una somministrazione corretta dei giochi, occorre tener presenti alcune norme:

- il numero dei partecipanti è generalmente irrilevante, l'unica considerazione nella scelta del numero, riguarda la durata dell'esercizio e la possibilità per tutti di esprimersi senza annoiare chi ascolta;

- una condizione fondamentale è di non obbligare nessuno a partecipare, lasciando ciascuno libero di decidere il grado di coinvolgimento con cui vuole prendere parte all'esperienza;

- occorre creare una atmosfera adatta alla situazione di gioco, gli utenti devono sentirsi a proprio agio, l'atmosfera deve essere di rispetto e di accettazione reciproca, un elemento importante è l'ascolto attento;

- ogni gioco deve essere presentato "un pezzo alla volta", per evitare errori e confusioni, è preferibile che la spiegazione venga data dal conduttore sotto forma di comandi che al momento opportuno consentano di proseguire il gioco, l'uso di uno stile direttivo facilita tra l'altro, anche il coinvolgimento e ha in qualche modo anche la funzione di un "acting out" stimolante dei partecipanti.

   Si fissa sempre un limite di tempo, questo perché si vuole far percepire questa variabile come esistente e significativa nell'economia dei rapporti umani. Inoltre, fissare un limite significa fare i conti con la realtà, apprendere che non tutti i momenti sono uguali, che anche il tempo è una risorsa e come tale va valorizzata non disperdendola, ma va usata pienamente e consapevolmente.    E' opportuno tenere presente che è meglio proporre il gioco in un momento in cui si è sicuri di aver tempo a sufficienza per realizzarlo tutto.

   Spesso i partecipanti dicono che il tempo è poco:

- può essere una difesa, se ci fosse più tempo sarebbe poco lo stesso;

- la scarsità di tempo invita all'immediatezza abbassando così le difese;

- se il compito non è finito del tutto non è importante, i giochi sono spunti, stimoli, tecniche per avviare il discorso.

   Il conduttore è inteso come promotore che vuole migliorare la sensibilità relazionale del gruppo ed insieme, offrire indicazioni metodologiche.

I giochi sono situazioni proiettive tali, da consentire a ciascuno di dargli il significato preferito. Solo così essi riescono a smuovere nel profondo emozioni, sentimenti, ricordi e immagini, fino a quel momento confuse ed ignorate.

Il gruppo lavora con piacere perché la proposta parte da una base ludica, l'utilizzo di strumenti alternativi affascina e incuriosisce. Il gruppo è ben impressionato dal fatto che da attività semplici possano  scaturire riflessioni profonde e molto interessanti. L'utilizzo dei giochi, permette di coinvolgere anche le persone culturalmente più povere, è uno spazio aperto e adeguato a vari livelli. E' l'occasione, per il singolo, per scoprire atteggiamenti e caratteristiche di approccio al gruppo, è l'occasione , per il gruppo , di dire al singolo in modo nuovo, il proprio pensiero senza il timore di offendere o di essere troppo duro. Questo è evitato poiché si usa soprattutto un linguaggio simbolico.

 

Ergoterapia

   Il presupposto da cui si parte è che l'attività lavorativa è un momento importante in cui la persona ha la possibilità di esprimere, in modo informale, quanto ha o sta elaborando nel processo di cambiamento.    Prima di iniziare l'attività  ergoterapica, la persona è tenuta a compilare un foglio di "lavoro", in cui vengono indicati gli obiettivi che la singola persona si propone di raggiungere durante il periodo di attività ergoterapica della giornata. Gli obiettivi sono di tre tipi:

 obiettivi personali;  obiettivi relazionali;  obiettivi di qualità del lavoro

   Inoltre la persona può proporre dei suggerimenti rispetto il momento ergoterapico ed indicare eventuali avvenimenti significativi.    Gli obiettivi personali sono quegli aspetti della personalità che il lavoro tende a sviluppare maggiormente: attenzione, pazienza, progettualità, capacità organizzativa, perseveranza, capacità di utilizzare le risorse disponibili.   Gli obiettivi relazionali sono quelli che danno al lavoro la caratteristica di un momento di socializzazione. Il lavoro è un momento in cui la relazione ha la possibilità di svilupparsi attraverso il dialogo; la conoscenza, non solo verbale, dei compagni di lavoro; la possibilità di chiarire eventuali conflitti o tensioni che si sviluppano durante la giornata; la capacità di collaborare per un progetto comune.    Gli obiettivi di qualità del lavoro sono quelli più specifici del momento ergoterapico e che possono essere un bagaglio per quando la persona dovrà inserirsi in un contesto lavorativo.    La qualità del lavoro si esprime  nell'attenzione per quello che viene fatto; nella velocità con cui si lavora, nella cura dei particolari degli oggetti che si costruiscono, nella pulizia per l'ambiente di lavoro.    Complessivamente c'è una buona capacità di affrontare il lavoro, anche se si nota la diversità tra chi ha avuto precedentemente esperienze lavorative e chi non ne ha avute, questo influisce molto sulla costanza nel mantenere il ritmo lavorativo.   L'attività ergoterapica occupa in media tre ore e  al giorno.

 

Cineforum

   L'intento nella scelta del cineforum, è quello di proporre un momento bello e significativo, attraverso il quale andare al di la della forma , con una breve discussione nella quale evidenziare insieme, in modo semplice e chiaro, impressioni, temi, messaggi, pensiero del regista ed altro.    Si vuole analizzare e capire il senso e le tematiche del film, ma anche sollecitare il paragona tra la persona, la sua esperienza, con i contenuti dell'opera cinematografica, in modo tale che questo strumento diventi possibilità di un incontro tra la persona e il regista che ha voluto comunicare qualcosa di sé nel film.    Questo permette anche una semplice ed essenziale conoscenza del linguaggio del cinema.

 

 Yoga / Rilassamento

 L'obiettivo è di migliorare l’elasticità del corpo e il recupero dell’equilibrio psico fisico.

  Si propone la conoscenza pratica di alcune tecniche di base come: respirazione e le posizioni “asana”.  Essendo esercizi di base, hanno un grande margine di miglioramento ed ampliamento, per cui occorre imparare l'esercizio nella sua tecnica. E' costante il richiamo ad un uso corretto della respirazione e della concentrazione durante tutto il percorso di allenamento. I soggetti scoprono una migliore forma fisica attraverso l'apprendimento graduale e tramite la metodica dell'esercizio. Quindi, il "tutto e subito" a cui il soggetto è abituato e che nella attività fisica porterebbe ad inevitabili traumi fisici, viene sostituito con il lavoro di perfezionamento graduale di ogni esercizio.

 

Verifiche

   Hanno come obiettivo quello di mettere a fuoco il vissuto  del percorso terapeutico , attraverso la riflessione scritta e/o la  verbalizzazione degli eventi più significativi  per la singola persona.

   La verifica si snoda attraverso tre percorsi:  verifica del proprio vissuto;  verifica del rapporto con il gruppo;  verifica del rapporto con le regole e le attività proposte dalla comunità

  Durante questo momento, la persona è stimolata a comunicare e a mettere in discussione davanti al gruppo, il proprio vissuto, a mettere in evidenza le situazioni di difficoltà tra i membri del gruppo, ad aprirsi e a farsi aiutare dagli altri.    Per la persona è un momento atteso con l'aspettativa di poter chiarire eventuali problemi relazionali, o per mettere al corrente la comunità del proprio stato d'animo e del cammino fatto.    E' un momento durante il quale la persona si propone un obiettivo che dovrà cercare di raggiungere durante la settimana e che servirà di riferimento per la verifica successiva.  

 Le sollecitazioni che vengono date dall'operatore, sono comunque finalizzate a far prendere coscienza alla persona  della necessità di una ricerca approfondita delle motivazioni necessarie per continuare il cammino verso il cambiamento.

 

Anamnesi della storia personale

   E' uno strumento che permette alla persona di rivedere, attraverso la risposta ad un questionario, il percorso della propria vita.    E' un questionario compilato con la presenza di un operatore, questo perché il momento non venga vissuto in modo anonimo ma possa diventare anche uno spazio di verifica  e di chiarimento quando il ricordo di situazioni del passato crea problemi nel mettere a fuoco gli eventi.    Nel questionario sono contenute domande che spaziano da: i dati anagrafici, la propria famiglia,  la scolarità, il lavoro, le amicizie, l'affettività, le malattie, la storia della tossicodipendenza.